dott. Patrizia Venuti
Dal 2 agosto 2026 entra in una nuova fase applicativa l’AI Act, il regolamento europeo che disciplina l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Anche se spesso viene percepito come una normativa destinata alle grandi aziende tecnologiche, il provvedimento coinvolge sempre più da vicino le piccole e medie imprese che utilizzano strumenti basati sull’AI nelle attività quotidiane.
Molte imprese, infatti, impiegano già chatbot, assistenti virtuali, software gestionali avanzati e strumenti per la generazione di contenuti senza considerare che tali applicazioni rientrano nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Proprio per questo motivo è importante iniziare fin da ora a valutare il proprio livello di esposizione agli obblighi previsti dalla normativa europea.
Le principali novità
Obblighi di trasparenza dal 2 agosto 2026
La prima scadenza rilevante riguarda gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act. Le aziende che utilizzano determinati sistemi di intelligenza artificiale dovranno garantire che gli utenti siano informati quando interagiscono con un chatbot o quando un contenuto è stato generato o modificato tramite AI.
Si tratta degli adempimenti che interesseranno da subito una parte significativa delle PMI che utilizzano strumenti digitali a contatto con clienti, fornitori o collaboratori.
I sistemi di IA ad alto rischio seguiranno un percorso diverso
Un secondo gruppo di obblighi riguarda i cosiddetti sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, utilizzati in ambiti particolarmente sensibili come:
- selezione del personale;
- valutazione dei lavoratori;
- accesso al credito;
- processi decisionali che possono incidere sui diritti delle persone.
Per molte di queste applicazioni gli obblighi diventeranno pienamente operativi dal 2 dicembre 2027, lasciando alle imprese un periodo più ampio per organizzarsi e valutare eventuali adeguamenti.
La vera sfida: conoscere gli strumenti già presenti in azienda
L’aspetto più critico non è rappresentato dagli adempimenti formali, ma dalla scarsa consapevolezza dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni.
Molte aziende utilizzano quotidianamente strumenti come ChatGPT, Microsoft Copilot, Gemini, funzionalità AI integrate nei gestionali o software HR senza aver mai effettuato una valutazione strutturata del loro impiego. Questo rende difficile comprendere quali obblighi possano essere applicabili e quali misure organizzative adottare.
Compliance e organizzazione devono procedere insieme
L’AI Act non deve essere interpretato esclusivamente come un insieme di obblighi normativi. La mappatura degli strumenti utilizzati, la definizione di procedure interne e la formazione del personale possono diventare un’occasione per migliorare la gestione dei processi aziendali e utilizzare l’intelligenza artificiale in modo più efficace e sicuro.
Cosa fare ora
- Verificare quali strumenti di intelligenza artificiale sono già utilizzati in azienda.
- Distinguere gli utilizzi interni da quelli rivolti a clienti e utenti esterni.
- Individuare eventuali applicazioni che potrebbero rientrare tra i sistemi ad alto rischio.
- Predisporre una policy aziendale sull’utilizzo dell’AI.
- Pianificare attività di formazione e sensibilizzazione del personale.
- Monitorare l’evoluzione degli obblighi previsti dall’AI Act.
Un’opportunità per prepararsi con gradualità
Le scadenze previste dal regolamento offrono alle imprese il tempo necessario per comprendere come l’intelligenza artificiale sia già integrata nei propri processi e per adottare misure proporzionate alle proprie esigenze. L’obiettivo non è limitare l’innovazione, ma favorirne un utilizzo più consapevole, trasparente e responsabile.
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