dott.ssa Veronica Panigutti

Dal 1° gennaio 2026 gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS sono entrati nel nuovo regime fiscale previsto dal Codice del Terzo Settore. Tra le novità più rilevanti vi è il cosiddetto “test di non commercialità”, uno strumento che determina quando le attività di interesse generale possono essere considerate fiscalmente non commerciali.

Si tratta di un cambiamento importante perché non riguarda soltanto gli aspetti fiscali, ma impone agli enti una maggiore attenzione all’organizzazione amministrativa e alla raccolta delle informazioni economiche durante l’intero esercizio.

Le principali novità

Cambia il criterio di valutazione delle attività

In passato la distinzione tra attività commerciali e non commerciali era spesso legata principalmente alla tipologia di attività svolta.

Con il nuovo impianto normativo, l’attenzione si sposta invece sul modo in cui l’attività viene esercitata e sul rapporto tra i proventi ottenuti e i costi sostenuti per realizzarla.

Per gli ETS non è quindi sufficiente svolgere attività di interesse generale: occorre anche verificare che tali attività rispettino le condizioni previste dalla disciplina fiscale.

Come funziona il test di non commercialità

Il test prevede il confronto tra:

  • i corrispettivi e gli altri proventi direttamente collegati all’attività;
  • i costi diretti e indiretti imputabili alla stessa attività.

Tra i proventi da considerare rientrano non solo le somme versate dagli utenti, ma anche contributi pubblici, convenzioni e altri ricavi direttamente collegati allo svolgimento dell’attività.

L’obiettivo è verificare, attraverso dati economici concreti e documentati, se l’attività mantiene i requisiti per essere considerata non commerciale.

Un controllo che richiede programmazione

Uno degli aspetti più delicati riguarda la raccolta delle informazioni necessarie per effettuare il test.

La corretta attribuzione di costi e ricavi alle diverse attività richiede infatti procedure amministrative adeguate e una gestione costante dei dati durante l’anno. Attendere la chiusura del bilancio per effettuare le verifiche può rendere più complessa la ricostruzione delle informazioni e aumentare il rischio di errori.

Per questo motivo il test dovrebbe essere considerato uno strumento di monitoraggio continuo e non un semplice adempimento di fine esercizio.

Un’opportunità per migliorare la gestione dell’ente

La nuova disciplina rappresenta anche un’occasione per rafforzare l’organizzazione interna degli ETS.

Integrare contabilità, documentazione dei progetti, registri delle attività e rendicontazioni consente non solo di rispettare gli obblighi fiscali, ma anche di disporre di informazioni più complete per programmare le attività e supportare le decisioni degli amministratori.

In questa prospettiva, il test di non commercialità può diventare uno strumento utile per verificare la coerenza tra la missione dell’ente e la sua gestione economica.

Cosa fare ora / Cosa verificare

  • Verificare che la struttura amministrativa sia in grado di distinguere correttamente costi e ricavi delle diverse attività.
  • Organizzare la raccolta dei dati economici durante l’anno e non soltanto a fine esercizio.
  • Monitorare i proventi derivanti da contributi, convenzioni e altre entrate collegate alle attività svolte.
  • Valutare l’adeguatezza dei processi interni rispetto ai nuovi obblighi previsti dal Codice del Terzo Settore.
  • Pianificare controlli periodici per verificare il mantenimento dei requisiti di non commercialità.

Approfondimenti in arrivo

Nei prossimi approfondimenti analizzeremo alcuni aspetti particolarmente rilevanti per gli ETS, tra cui la soglia di tolleranza del 6% e i criteri per determinare quando il test può essere effettuato in modo unitario oppure separatamente per le diverse attività dell’ente.

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Per valutare gli effetti delle nuove regole sulla realtà del vostro Ente del Terzo Settore e ricevere supporto nell’organizzazione amministrativa e fiscale, il nostro Studio resta a disposizione per ogni chiarimento e assistenza.

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